Lunedì, 11 Dic 2017
 
 
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Fattorie sociali
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  1. L’impatto sulle politiche locali di welfare e di sviluppo

Le riflessioni precedenti si collegano ad un'altra considerazione che riguarda la crisi fiscale dello Stato e la crescente difficoltà dell'organizzazione dell'intervento pubblico. Questa difficoltà riguarda, alla stessa maniera, l'agricoltura ed i sistemi di welfare, entrambi basati sull'attivazione di meccanismi redistributivi. Nelle aree rurali – è il caso solo in parte della città di Fano (nelle sue “dilatazioni perifieriche”) quest'evidenza si somma alla cronica difficoltà di assicurare servizi, a fronte a condizioni strutturali critiche legate alle forme di insediamento della popolazione, alle difficoltà della viabilità, alla peculiare struttura sociale della popolazione. Qui, infatti, i bisogni sociali sono accresciuti dall'elevata incidenza di anziani e dall'elevata dispersione territoriale degli utenti, ma anche dall'insediamento di nuovi soggetti sociali (migranti, nuove famiglie) che, tra l’altro, esercitano una propria domanda di servizi.

A ciò si aggiunga che appare evidente, in progettualità come quella discussa, come il capitale umano e sociale sia alla base del modello post-produttivo di sviluppo basato sull'economia della conoscenza. Nei territori, quindi, la crisi dei sistemi di welfare, da una parte rappresenta un ostacolo all'avvio di processi innovativi di valorizzazione economica; d'altra parte, la riflessione su sistemi di welfare municipale, basati in misura maggiore sulla presa in carico e sull'organizzazione di sistemi di reciprocità, consente di alimentare in modo innovativo l'esistenza di reti di relazioni all'interno della comunità e porre le basi per la riorganizzazione di stili di vita specifici.

I servizi dell'agricoltura sociale possono essere resi disponibili per gli abitanti locali come per i ceti urbani, riaprendo la dialettica tra territori. Il ripensamento dei sistemi di welfare ed una nuova considerazione dell'efficacia dell'uso sociale dei processi agricoli accresce la possibilità di valorizzare la multifunzionalità sociale dell'agricoltura. Restano, però, da comprendere i meccanismi socio-economici capaci di supportare tale ipotesi di lavoro.

L'agricoltura sociale, come già anticipato, concerne la conduzione di attività agricole, o a queste connesse (agriturismo, trasformazione dei prodotti, attività didattiche in aziende agricole), con il proposito di generare benessere (di carattere terapeutico, riabilitativo o di inclusione sociale) per fasce deboli della popolazione: anziani, persone con disabilità o forme anche temporanee di disagio ed emarginazione sociale, soggetti svantaggiati in generale, così come definiti (ma la definizione è, forse, superata) dalla legge 381 del 1991.

Se approcciamo al tema con un taglio complesso, sistemico, ci accorgiamo  però che una fattoria sociale, ed il lavoro ad essa connesso, ha in realtà diverse tipologie di beneficiari: oltre ai soggetti svantaggiati, anche la comunità locale, l’impresa stessa, il settore agricolo, stakeholders quali le famiglie, le scuole, il turismo locale ed extralocale.

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Principali tipologie di beneficiari Vantaggi



Soggetti svantaggiati

Benessere

Terapia/riabilitazione

Lavoro

Inclusione sociale

Reddito

Riduzione dello “stigma”



Impresa agricola
Diversificazione del reddito

Economie di scopo

Radicamento locale

Responsabilità sociali

Marchio etico



Comunità  locale
Servizi alla persona

Capitale sociale

Qualità della vita

Sviluppo locale



Settore pubblico
Efficacia delle politiche sociali e del lavoro

Efficienza delle politiche sociali e del lavoro

In senso lato, questa dimensione dell'attività agricola assume l'agricoltura, e il contesto in cui le attività agricole si sviluppano ovvero le campagne, come un giacimento di salute psico-fisica e mentale quasi totalmente inesplorato e come un'opportunità di inserimento lavorativo nel mercato del lavoro per persone a bassa contrattualità.

L'agricoltura sociale (AS) è un fenomeno rilevante in alcuni paesi europei come l'Olanda, mentre in Italia è ancora agli inizi pur offrendo diverse interessanti esperienze, peraltro con una significativa differenza rispetto alle iniziative olandesi: mentre infatti nei Paesi Bassi le fattorie sociali sono nate per lo più su iniziativa di operatori agricoli privati che hanno trovato in tale contesto possibilità di ulteriore reddito, in Italia le esperienze di AS riguardano quasi esclusivamente l'ambito pubblico e quello del privato sociale, in questo ultimo caso sia nella forma giuridica dell'impresa sociale non profit che della Onlus.

L'effettivo inserimento dell'AS nelle politiche di sviluppo rurale è peraltro subordinato alla presa di coscienza da parte degli operatori agricoli e dei policy makers delle potenzialità dell'AS a partire dalla condivisione della nozione stessa di AS. La fattoria sociale deve anche essere una impresa vitale, economicamente e finanziariamente sostenibile che svolge normalmente la propria attività produttiva finalizzata, per esempio, alla vendita dei prodotti sul mercato, ma che è anche in grado di offrire, in modo integrato con l'attività primaria, servizi sociali. Anzi, come in parte anticipato, la capacità di erogare a domanda servizi di valenza sociale in favore di fasce deboli della popolazione può costituire un quid aggiuntivo in grado di fornire anche un ulteriore valore aggiunto alla attività produttiva valorizzandone in modo significativo i prodotti, ed è questo un elemento da non sottovalutare per un corretta percezione da parte degli operatori agricoli dell'A.S.

La caratterizzazione di "fattoria sociale" dà infatti ai prodotti dell'azienda una tipizzazione particolare che la mette in grado di commercializzare tali prodotti anche, ed in prospettiva soprattutto, nei particolaricircuiti del commercio equo e solidale. Ne deriva che l'attribuzione alla fattoria sociale della caratteristica di impresa economicamente e finanziariamente sostenibile non è aleatoria ma si basa al contrario su concrete aspettative economiche derivanti dalla capacità dell'azienda di rispondere, oltre che al tradizionale mercato dei prodotti agricoli ed alimentari, anche ad almeno altre due tipologie di mercato:

  • un mercato esogeno alla filiera agroalimentare e relativo ad altri sistemi come quello sanitario, scolastico e carcerario interessati a sfruttare le opportunità offerte dal mondo rurale per il soddisfacimento dei propri bisogni terapeutici, relazionali, educativi, rieducativi;
  • un mercato interno al sistema agroalimentare ma dotato di caratteristiche sue proprie e legato alla tipizzazione etica dei prodotti agricoli delle fattorie sociali. Tali prodotti, per il fatto di provenire da una fattoria sociale, e/o di essere distribuiti al suo interno, pur provenendo da altri produttori tipici, incorporano infatti valori ulteriori di eticità che vanno a soddisfare un particolare segmento di domanda sensibile a tali valori e che sta dando luogo ad una filiera specifica, ancorché di nicchia, quella del cosiddetto commercio "equo e solidale".