Lunedì, 11 Dic 2017
 
 
PDF Stampa E-mail
Indice
Fattorie sociali
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Tutte le pagine

figura bella

PROGETTO FATTORIA SOCIALE

L’associazione Libera.mente propone la nota che segue con l’intento di  condividere una riflessione sulle nuove opportunità di inclusione sociale  determinate dalla valorizzazione del’esperienza delle fattorie sociali.  Come  vedremo in seguito, si tratta di un’esperienza che tiene insieme varie dimensioni: quella dello sviluppo di politiche di welfare territoriale efficaci, la  sfida dell’ecosostenibilità, la valorizzazione culturale e agricola di un territorio,  la costruzione di opportunità reali di sviluppo e crescita occupazionale.


Siamo convinti che - a fronte della possibilità di costruire anche per la  nostra città un progetto che vada nelle direzioni sopra accennate - sia  necessario, nel caso specifico, tenere presente che sullo sfondo sono due le  coordinate politico-culturali di riferimento.  La prima, è rappresentata  dall’esigenza di governare il passaggio da un approccio tradizionale alla  costruzione delle politiche pubbliche fondato su logiche monocratiche e  burocratico-fiscali (che spesso impediscono o rallentano la possibilità, da parte  di una comunità locale, di cogliere l’evoluzione dei fenomeni sociali e di dare  pronte risposte) ad un approccio fondato sull’attivazione di processi di  governance e partecipazione, su logiche deliberative e sui saperi che sono strategici in una fase postofordista: i saperi delle scienze sociali, dell’ecosistema, delle tecnologie.  La seconda coordinata riguarda la  necessità di tenere insieme, davvero, welfare e sviluppo, rileggendo alcuni  paradigmi meccanicistici di intervento e lotta all’esclusione e identificando  nuove filiere progettuali e di azione che, in alcuni casi, portano ad un aumento  dell’efficacia di una serie di servizi sociali e sociosanitari, in altri, addirittura  portano – le fattorie sociali sono un esempio in tal senso – ad un risparmio per  la collettività in termini di risorse economiche da investire oltre che ad uno  sviluppo produttivo, culturale, lavorativo.

La nota che segue, da intendere come una prima, sintetica, riflessione su un possibile percorso da intraprendere, sviluppa essenzialmente quattro tematiche:

  • Cosa è una fattoria sociale
  • L’impatto del progetto sulle politiche di welfare e sviluppo
  • Il rapporto tra fattorie sociali e inclusione sociale
  • Una serie di riflessioni preliminari sul progetto  attivabile a Fano

Lo diciamo in punta di piedi: siamo convinti che la scommessa valga l’investimento.  Ne vale la pena perché abbiamo  bisogno di garantire risposte adeguate ai cittadini dei nostri territori che vivono problemi di salute mentale, andando al di là del mero assistenzialismo e dell’investimento a vuoto di risorse. Ma, ne vale la pena anche perché una comunità locale quale quella di Fano, di medie proporzioni, può rappresentare un avamposto sperimentale, un laboratorio politico in grado di verificare e testimoniare che gli enti locali che scommettono sulle politiche di qualità della vita sono  in grado di testimoniare una capacità di governo davvero orientata in senso democratico e di legittimazione dei diritti di cittadinanza.


 

  1. L’esperienza delle fattorie sociali

Negli ultimi anni rapide e profonde trasformazioni hanno caratterizzato l'evoluzione dei sistemi agroalimentari.
Le spinte al cambiamento sono venute da più fronti e non hanno coinvolto la sola struttura delle relazioni economico - produttive, ma hanno prodotto una nuova configurazione degli stessi rapporti tra società e agricoltura, declinati in un rinnovato paradigma delle politiche europee a sostegno del settore.

L'agricoltura è divenuta fattore di sviluppo economico e sociale, oltre che strumento di salvaguardia e valorizzazione ambientale; una potenziale leva su cui poggiare modelli di crescita territoriale sostenibili.

E’ il caso di sottolineare che la capacità delle attività agricole di generare benefici di carattere sociale, quali quelli di carattere terapeutico-riabilitativo nei confronti di particolari gruppi della popolazione, non è certamente una novità nelle campagne. Se ad esempio si considerano i disabili, è agevole notare come nel linguaggio corrente vengono definite tali persone accomunate dall'assenza/insufficienza di una o più "abilità". Questo significato, per così dire in negativo, della disabilità si accentua man mano che nel processo di sviluppo si passa da una società agricola e rurale a quella industriale e urbana. Nel tessuto industriale e cittadino la mancanza di alcune abilità determina situazioni problematiche per gli individui che ne sono portatori, per le loro famiglie e per la comunità intera, con conseguenti fenomeni di marginalizzazione o di vera e propria esclusione dalla vita sociale. Diversamente, l'agricoltura contadina tradizionale non conosceva la "disabilità", almeno nei termini con cui la si intende comunemente oggi. Quell'agricoltura trovava una mansione, un ruolo, anche se limitato, per tutti i componenti della famiglia contadina, ognuno coinvolto e partecipe della vita sociale e produttiva di quella comunità familiare. Si può dunque affermare che una funzione sociale l'agricoltura l'abbia sempre svolta e che in una certa misura tale funzione derivi dall'essere, quello agricolo, un settore dove la dimensione economico-produttiva si intreccia strettamente con quella familiare e le due dimensioni determinino reciprocamente vincoli e opportunità.

Una specifica declinazione della funzione sociale dell'agricoltura riguarda fasce cosiddette deboli, o svantaggiate, della popolazione. Sulla base delle specifiche condizioni di svantaggio degli appartenenti a tali categorie la collettività, tramite le organizzazioni e le istituzioni a questo fine preposte, si adopera con interventi fondamentalmente riconducibili a due ambiti:

  • interventi di carattere terapeutico-riabilitativo;
  • interventi finalizzati all'inclusione sociale.

Dalla funzione sociale dell'agricoltura all'agricoltura sociale

Se, alla luce di quanto detto, una qualche funzione di carattere sociale il settore agricolo non abbia mai mancato di svolgerla, utilizzeremo il termine di "agricoltura sociale" per riferirci a quelle esperienze nelle quali vengono condotte attività a carattere agricolo, inteso in senso lato (coltivazioni di specie vegetali, allevamento di specie animali selvicoltura, trasformazione dei prodotti alimentari, agriturismo, ...) con l'esplicito proposito di generare benefici per fasce particolari della popolazione (bambini, anziani, persone con bisogni speciali). Secondo questa definizione l'agricoltura a finalità sociali, o agricoltura sociale, si propone dunque esplicitamente di svolgere una funzione di utilità sociale e in tal senso crea le forme organizzative più adatte a tale finalità. L'impresa sociale in agricoltura rappresenta una di queste modalità organizzative, sebbene non l'unica.

L'imprenditorialità sociale, di fatto, ha presentato negli ultimi anni in Italia un vivace dinamismo che ha interessato anche il settore agricolo. La legge 381 sulle cooperative sociali, infatti, menzionava esplicitamente le attività agricole tra quelle riconosciute per le cooperative di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Tra questi le persone con problematiche di salute mentale, possono trovare nelle attività agricole, un ambito nel quale esprimere le proprie abilità e valorizzare le proprie capacità di partecipazione alla vita produttiva.

La duplice crisi del modello tradizionale del sistema di welfare e di quello che ha governato il sostegno alle imprese agricole per alcuni decenni apre interessanti spazi di azione per declinare in chiave agricola interventi sociali in ambito rurale.

Negli ultimi tempi ha cominciato a farsi strada una nuova espressione riferita ad esperienze dove vengono condotte attività agricole con finalità prevalenti di tipo sociali: la fattoria sociale. Dopo gli agriturismi e le fattorie didattiche, le fattorie sociali rappresentano un'ulteriore declinazione del "primario-terziario" ovvero di un'agricoltura in cui la produzione di servizi affianca sempre più quella tradizionale di beni alimentari.

La fattoria sociale non va però necessariamente intesa come sinonimo di impresa sociale agricola. La forma giuridica della cooperativa sociale è infatti soltanto uno dei possibili assetti giuridici di un'esperienza di agricoltura sociale. E il focus non è necessariamente sulla produzione agricola: lo stesso progetto ipotizzato da Libera.mente, infatti, oltre a valorizzare il lavoro agricolo e l’impatto che esso ha sui programmi di inclusione sociale, è un progetto open. Tende cioè a tenere insieme produzione agricola, recettività, turismo sostenibile, didattica per le scuole, azioni di valorizzazione del patrimonio enogastronomico locale, eventi culturali, inserimento lavorativo, etc.

Nel delineare alcuni aspetti specifici che dovrebbero caratterizzare una fattoria sociale occorre, pertanto, avere la consapevolezza che non esistono 'ricette' standard in questo ambito. Come nel più generale contesto del terzo settore, la virtuosità delle singole esperienze, dei singoli progetti o iniziative dipende da numerose variabili, sia endogene che esogene, non tutte e non sempre programmabili a priori. Basti pensare al ruolo delle motivazioni personali delle risorse umane coinvolte e della loro capacità di integrarsi in sistemi più ampi stabilendo proficue relazioni umane e istituzionali con le altre organizzazioni e i diversi attori che operano sul territorio.

Nelle pagine che seguono entreremo nel merito del tema, approfondendo, oltre alle tipologie di interventi, anche altri aspetti.